Anthony M. Valletta

Anthony sbarca negli Stati Uniti nel 1956 a bordo della mitica Andrea Doria in uno dei suoi ultimi viaggi prima del disastro marittimo del 25 luglio dello stesso anno dopo un tragico scontro con la nave svedese Stockholm.

Nel 1971 completa il suo percorso di laurea presso l’Università di New Haven, Dipartimento di Ingegneria Elettonica

Durante gli studi universitari trova modo e tempo di frequentare l’Accademia di Complemento diplomandosi con il grado di Sottotenente dell’Esercito.

Divenuto Generale Maggiore, occupa un posizione di grande rilievo nel Pentagono, sede del quartier generale del Dipartimento della Difesa degli U.S.A.

Lasciato il pubblico impiego Anthony presta le sue elevate capacità professionali come consulente di alto livello dell’industria americana e come consigliere speciale del Chairman di Pragmatics, Inc.

Insignito nella città di New York, della prestigiosa Medaglia d’Onore di Ellis Island nel Grande Salone dell’isola di Ellis a cui ha fatto seguito la 23° Cerimonia Annuale di Gala tenutasi presso l’albergo Ritz Carlton di Battery Park della città di New York, in un sontuoso ricevimento sponsorizzato dalla Coalizione Etnica Nazionale delle Organizzazioni, ha ricevuto la Medaglia d’Onore di Ellis Island, prestigioso premio che viene conferito a personaggi della varie etnie che si sono distinti nel mondo del lavoro negli Stati Uniti e che hanno saputo preservare i valori ereditati dai propri antenati, anche attraverso la realizzazione di quel ponte ideale che unisce i popoli di tutto il mondo.

In passato il premio è stato assegnato oltre che a sei Presidenti degli Stati Uniti, Premi Nobel, atleti, dirigenti dell’industria, ecc., anche a personaggi come Colin Powel, John McCain, Rudolph Giuliani, Frank Sinatra, Muhammad Ali, tutti iscritti nel Congressional Record (libro del Congresso).

In occasione dell’evento Anthony ha condiviso la straordinaria esperienza insieme alla leggendaria cantante Gloria Estefan e a molteplici esponenti di spicco dell’industria, dell’intrattenimento, del Governo, delle Forze Armate e delle arti del plurietnico mondo americano.

Angelo Antonio Boccaccino

Figura carismatica di educatore e politico di grande spessore umano e culturale, Angelo Antonio Boccaccino nasce a Pontelandolfo il 15 settembre 1913 da Bernardo e Annina Seneca, muore il 26 Luglio del 1996.

Viene eletto per ben tre volte Consigliere Provinciale dal 1956 al 1970, ricoprendo, tra l’altro, la carica di Assessore all’Assistenza dal 1960 al 1964, nonché figura emblematica di Presidente del Consorzio Antitubercolare di Benevento dal 1966 al 1970.

Ad Angelo Antonio Boccaccino è intitolata con delibera di G.C. n. 123 del 03.10.2008 la strada che dallo storico Largo Tiglio, oggi Piazza Roma, attraversa la leggendaria Porta Annunziata lungo le vestigia dell’antica cinta muraria.

Parlare di patriottismo, di eroi della Resistenza, a Pontelandolfo significa ricordare Carlantonio Rubbo. Croce al Merito di Guerra in seguito ad attività partigiana, Sottotenente, riconosciuto Partigiano Combattente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Commissione Regionale Riconoscimento Qualifiche ed Esame Proposte Ricompense ai Partigiani della Liguria.

“Nel nome dei governi e dei popoli delle nazioni unite – riporta il Certificato al Patriota – ringraziamo Rubbo Carlantonio di avere combattuto il nemico sui campi di battaglia, militando nei ranghi dei patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari Nell’Italia rinata – conclude il documento – i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l’onore e la libertà”.

Carlantonio Rubbo, nome di battaglia “Rana”, arruolato inizialmente nel Regio Esercito e stanziato in Grecia, dopo l’8 settembre 1943 venne catturato e deportato in Germania, in un campo di lavoro ausiliario all’industria bellica; vi rimase pochi mesi, fin quando con un espediente tornò in patria e si unì alla Brigata Garibaldi che combatteva nel savonese, precisamente nei dintorni di Millesimo.

Celestino Zappone

Commissario di Polizia, nato a Pontelandolfo il 13.03.1909 e scomparso a Partinico (PA) il 03.09.1948. Mostra fin dall’adolescenza uno spiccato interesse per le materie giuridiche.

Si avvia con profitto agli studi superiori e porta a termine la carriera scolastica con la laurea in giurisprudenza all’età di 22 anni. Si trasferisce per lavoro il 1° gennaio 1930 nel Comune di Sassari. Dopo alcuni anni di brillante carriera arriva la meritata promozione a Commissario di P.S. e Celestino approda a Roma. Egli è giovane, intelligente, coraggioso, di grande valore, tanto che il ministro Scelba, assecondando anche la sua massima aspirazione, gli concede di trasferirsi a Palermo dove da qualche tempo detta legge uno spietato criminale, il famoso bandito Giuliano. Ben presto il giovane Commissario si cala col giusto piglio nella dura realtà sicula e nel giro di pochi mesi riesce a stabilire un contatto amichevole con il bandito Salvatore Giuliano.

Diverse volte i due si incontrano tra le montagne di Monte Lepre e Partinico. Celestino riesce quasi a persuadere il maggiore esponente della malavita siciliana ad espatriare nella lontana America. Il suo progetto, però, nel momento in cui sta per realizzarsi naufraga miseramente a causa dell’infiltrazione di altre bande di malavitosi. Durante il suo soggiorno palermitano più volte si distingue per coraggio ed abnegazione

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Il 17 aprile 1947, intorno alle ore 15,00, in località Rione della Madonna, via Gallo – Villa Patti -, presso Partinico, il Commissario in seguito ad un violento e sanguinoso conflitto a fuoco, riesce a sgominare parte della banda che aveva preso in ostaggio il famoso scultore siciliano Cecchino Geraci, liberando così il sequestrato.
All’età di 43 anni, vittima di un agguato, viene gravemente ferito in Partinico nei pressi di un bar alle ore 21,30 del giorno 3 settembre 1948. Trasportato nell’ospedale militare Principale di Palermo vi giunge già morto. I giornali del tempo così titolavano e commentavano l’accaduto: Notte di Sangue a Partinico Tre Soldati Sono Caduti – Il cap. Di Salvo, il commiss. Zappone e il maresc. Messina si avviavano tranquilli verso casa quando la luce si spense e, dall’angolo della strada, furono lanciate tre bombe. Sugli agonizzanti, poi, la bestialità dei banditi infierì a raffiche di mitra.