Cenni Storici

L’ insediamento abitativo primario è individuato in località Sorgenza risalente al III° -IV sec. A.C. definito da Daniele Perugini come il “Pago di ercole” e successivamente al medioevale “Casale di Santa Teodora”.
I numerosi reperti archeologici di epoca romana rinvenuti a Sorgenza nel passato ed in tempi recenti come: ceramica a pareti sottili, unguentari, lucerne, ceramica a vernice nera, pasta vitrea, valve di ostriche marine, frammenti di mosaico, monete, suspensure e marmi di vario colore, confermano le relazioni storiche sulla presenza di terme, di mosaici e di ricchezza dell’insediamento, confermando altresì i vari periodi storici vissuti dal luogo fino al periodo Medioevale.

La presenza dell’ Abazia e Chiesa e poi Casale di Santa Teodora è confermata dalle pergamene del 1064, del 1153, del 1157. Nella pergamena del 1273 si cita il Casale di Santa Teodora, mentre nella visita pastorale del 1705 il vescovo di Benevento ordina la riduzione della Chiesa di Santa Teodora ad “oratorio di via”.

Mentre la fondazione dell’attuale aggregato urbano è collocabile agli inizi del secolo X in base alla pergamena del Capitolo della Chiesa Metropolita di Benevento dell’anno 1064, in cui viene registrata nel Castello di Ponte Landolfo una permuta di terreno tra un certo Alferio e l’Abbazia di Santa Teodora. In questa stessa si citano i principi regnanti Longobardi Landolfo 6° (regnate nel 1038) e Pandolfo 4° (regnante dal 1056) e la presenza di una organizzazione amministrativa con la presenza di un notaio, di un gastaldo e di un giudice ci fa ritenere che il castello esistesse già da tempo.

Alcuni storici desumono che Pontelandolfo trasse il nome da un ponte sul Lenta e dal principe Longobardo Landolfo che lo fece costruire per accedere ad un proprio castello ivi edificato, aggiungendo che può darsi che nello stesso sito vi sia stato uno degli Oppidi Sanniti, sulla Via Numicia comunicante i Caudini con i Pentri.

Nei vari secoli il paese si ingrandì per l’insediamento delle famiglie che abitavano il Casale di Santa Teodora e di quelle venute da San Germano, da Capua e da Benevento, dalla Calabria, dalla Sicilia, e dalle truppe mercenarie uscite da Firenze, da Perugia, da Orvieto ed infine quelli al seguito delle truppe Francesi

Subì due assedi nel 1138 e nel 1462, il primo ad opera di Ruggiero il Normanno e il secondo su iniziativa di Ferdinando I d’Aragona.

Pontelandolfo subì numerosi danni a causa dei vari terremoti che colpirono il Sannio ed in particolare dal sisma del 1456 e da quello del 1688.

Nel 1466 divenne possedimento dei conti di Cerreto Carafa.

(Archivio storico Antimo Albini)

Pontelandolfo è noto per essere stato, insieme a Casalduni e, il 14 agosto 1861, teatro di un eccidio, perpetrato dal Regio Esercito italiano come ritorsione per l’uccisione, dopo che si erano arresi, di 1 ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri effettuato da circa duecento briganti capeggiati dal cerretese Cosimo Giordano.

Per vendetta, il colonnello dell’esercito Pier Eleonoro Negri, al comando di un battaglione di 500 bersaglieri, massacrò un numero stimato di oltre 400 inermi cittadini e distrusse il paese incendiandolo.

Alla strage il gruppo musicale degli Stormy Six ha dedicato una canzone all’eccidio dal nome Pontelandolfo.

La cittadina è gemellata con la città di Waterbury, nello stato del Connecticut negli Stati Uniti d’America. La località è una delle molte mete degli emigranti del piccolo paese sannita che, nel corso del XIX e XX secolo, hanno attraversato l’Oceano Atlantico distribuendosi fra Canada, USA e America Latina.

A Waterbury gli emigranti e i loro discendenti hanno fondato un’associazione: il Pontelandolfo Community Club, dove si riuniscono circondati da strutture erette in modo da somigliare a elementi caratteristici del paese d’origine come l’antica torre che sovrasta la piazza principale del borgo.

 

SIMBOLI

Lo stemma del Comune di Pontelandolfo, ufficialmente rappresentato sul Gonfalone, sul bollo e su ogni altro documento, è costituito da:

«Ponte a tre archi su cui si erge un guerriero Longobardo, con elmo sulla testa cinta da una fascia, con lo scudo nella mano sinistra, la corazza ed una lunga lancia nella mano destra.»

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