
Cosa spinge una persona a ritirarsi dalla società per condurre un’esistenza solitaria fatta di contemplazione e silenzio? Qualcuno sostiene possa trattarsi di fobia sociale, di paura degli altri, eppure non sempre dietro questa scelta estrema si annida un disturbo psicologico o un disagio sociale. L’eremo rappresenta un rifugio, ma è anche un luogo per entrare più profondamente in contatto con sé stessi, con lo spazio e con le persone. Molto spesso, l’eremita è pervaso da una pace interiore proprio perché capace di eliminare tutti quei desideri che per la maggior parte delle persone sembrano essere delle necessità e che finiscono col divenire fonte inesauribile di stress. L’eremita riduce al minimo le esigenze riuscendo, al termine di questo processo di semplificazione dei bisogni, a trovare un proprio equilibrio interiore.
Anche Pontelandolfo ha una sua tradizione eremitica. Molto celebre l’eremo di San Rocco, adiacente all’omonima Cappella, consistente in 4 stanze, denominate celle, distribuite su due piani. Secondo Antimo Albini, studioso di storia locale, l’ultimo eremita vissuto in questi locali era un tale Giovanni Sforza, il quale conduceva qui la sua vita fatta di contemplazione e preghiera.




